Yamaha Niken 850 in prova

 Penso che questa sia la prova più difficile da scrivere, da raccontare... Per quante parole si possano sprecare, non credo di riuscire a trasmettere realmente quello che questa Niken riesce a fare. Posso solo consigliare di seguire il video più avanti fino alla fine: probabilmente a tratti si parla un pò troppo ma le parole che "l'omino" yamaha usa per descrivere la moto, sono estremamente realistiche. Io stesso, ascoltando, pensavo alle solite chiacchiere da motociclista... E dopo, quando sei in sella, scopri invece la tua esperienza, che spesso si discosta molto da quanto ti hanno appena raccontato. Qui non è cosi, il 90% di quello che viene detto corrisponde alla realtà.

      

Appena arrivato nel piazzale dello stadio di Rieti, comincio a osservare per la prima volta dal vivo questa Yamaha Niken. Visivamente le dimensioni sono anomale, non ci sono altri paragoni, è l'unica fatta cosi. Guardandola dal posto di guida ricorda qualcosa di simile al cruscotto e lo scudo frontale di uno scooter di grossa cilindrata: tanta plastica e serbatoio che nasconde tutto il meccanismo delle due ruote anteriori. Ci sono circa 15 moto allineate, non hanno targa italiana, sono moto che hanno girato l'Europa e sono già state maltrattate un bel pò. 

      

       

 

Sono almeno 5 o 6 le moto che portano i segni di chissà quale caduta o "lungo" per terra (foto qui sopra) e mi ricordano quando ho provato la Husqvarna Nuda 900: il giorno prima un tipo ci aveva rimesso il piede e rovinato per bene la moto.  Il primo pensiero è stato "allora qualcosa non va", penso che questa Yamaha Niken ha bisogno di una guida con un occhio e un'attenzione diversa, deve avere comportamento particolare che va capito. L'entusiasmo si spegne un pò e mi dico, come sempre, di fare un giro rilassato e tranquillo, senza rischi...Ancora non sapevo cosa mi aspettava.

      

Come dicevo il primo impatto, stando dietro al manubrio, dà la sensazione di una sorta di maxi scooter (foto in alto a sinistra). Anche il manubrio ha delle pieghe e una posizione un pò anomala. Noto subito, con piacere, la regolazione della posizione della leva del freno, mentre la frizione via cavo si affida al solo registro del cavo. Non lo trovo molto azzeccato, sento la leva troppo vicina alla manopola e non posso allontanarla di più, un pò ridicolo su 15.000 euro di moto.

      

Si comincia con una lunga presentazione (la si può seguire nel video più sotto). Non mi dilungo per non ripetere quello che si può già ascoltare nel video. Una volta finite le chiacchiere si sale in moto finalmente. Posizione di guida e altezza da terra sono perfette per una statura di 1,80. Da fermi non si hanno particolari sensazioni di pesi e misure strane della moto, solo un frontale di dimensioni molto generose per le mie abitudini. Anche muovendo il manubrio a destra e sinistra (sempre da fermo), lo sforzo necessario non è differente da quello di una moto con una sola ruota, cosa molto positiva. Tutte le differenze tra la  Yamaha Niken e una moto classica con una singola ruota anteriore, si avvertono solamente in movimento nei primissimi metri di strada percorsi. Il piccolo parabrezza è fisso e le dimensioni minuscole mi fanno pensare che non sia un particolarmente protettivo nei lunghi viaggi in autostrada.

      

La Yamaha Niken è dotata di quick shifter su un tre cilindri 850cc e più di una volta è stato precisato che è mappato per non erogare il massimo della sua potenza. Yamaha non ha ben chiaro quale sia esattamente il pubblico interessato a questo tipo di mezzo, se il corridore incallito o il turista da viaggio. Non avendo parametri da valutare (dato che non è mai esistita una cosa del genere in vendita) si è scelto di posizionarsi su una via di mezzo: poco più di 100 cavalli che possono facilmente crescere senza dover minimamente toccare le meccaniche. Basta solamente lavorare sull'elettronica per liberare come minimo altri 20 o più cavalli

      

      

Si accendono finalmente i motori e si parte. Appena messi in movimento si percepisce subito che si sta guidando qualcosa di completamente diverso. Tutti i dettagli tecnici sono contenuti in maniera approfondita nel video. In breve nella nella Niken il cannotto di sterzo è, diciamo, "virtuale". Non c'è corrispondenza tra il fulcro di rotazione del manubrio e quello reale delle ruote. Se non sbaglio c'è uno scostamento di 10 cm, cioè il fulcro di rotazione reale delle ruote è 10 cm avanti al centro di rotazione del manubrio. Questo si sente subito, nei primi metri in movimento, e restituisce un pò la sensazione da cofano della macchina. Voglio precisare che non è assolutamente un qualcosa che disturba, è una caratteristica che ben presto ci si dimentica. Se si prova a strapazzare il manubrio a destra e sinistra a ripetizione, diversamente dalle altre moto che ondeggiano e flettono in maniera più o meno elastica tra le forche e il cannotto del telaio, la Niken fa l'inverso: le ruote anteriori restano granitiche a terra e viene squassata l'intera moto dietro.

      

Si procede nel giro per uscire da Rieti e prendere la strada che sale verso il Terminillo, una stradina di montagna in salita che offre belle curve dove divertirsi. Vado piano, dietro di me c'è l'omino yamaha a controllo del gruppo che mi dice di andare avanti e allungare il passo per raggiungere il resto del gruppo... Mi preoccupo di autovelox e di non esagerare, ma per raggiungerli devo allungare un pò. Provo quindi il cambio marcia senza frizione... Spettacolare il suono del motore messo alla frusta dai cambi marcia fulminei. La Niken avanza decisa con una spinta corposa. L'asfalto a tratti non è dei migliori, qualche radice o sconnessione che non si possono evitare tirano fuori una caratteristica leggermente fastidiosa: mentre le ruote anteriori digeriscono tutto in maniera granitica (ogni ruota deve svolgere solamente il 50% del lavoro, quindi le sospensioni sono molto libere e rapide sia in escursione che in compressione) non perdono mai l'asfalto. La coperta però é sempre corta, quello che guadagni da una parte, lo perdi dall'altra. Il posteriore è un pò succube di questo avantreno granitico e imponente, quindi non c'è corrispondenza tra come viene trasmesso l'asfalto dalle ruote davanti e quella dietro. Se una radice nell'asfalto viene perfettamente digerita davanti senza scossoni, il posteriore invece viene sbalzato di colpo, la sospensione dietro fa quello che può, servirebbe magari del tempo per affinare la sua regolazione in base al peso del pilota, di fatto però c'è questa "incongruenza" nella lettura dell'asfalto. Questo anche perché le asperità che colpiscono le ruote anteriori, per una questione fisica di disallineamento delle ruote, non corrisponde a quello che poi effettivamente colpisce la ruota posteriore.

      

Dopo qualche chilometro di strada comincio a capire meglio le dinamiche, ci si dimentica completamente che ci sono due ruote li davanti e i movimenti sono identici in tutto e per tutto a quelli di una moto classica a due ruote. Poi però comincia a succedere qualcosa di particolare. Si va su rettilinei ad assaporare bene il motore... Quando mi avvicino ai tornanti o curve pronunciate, le prime volte ci vado con la classica prudenza, si tiene presente la vocina che ti dice "non fare cazzate, non conosci la moto". Però qualcosa è diverso. Non so spiegare quello che capita, dopo un pò che si affrontano le curve. Entro nei tornanti ad andatura medio alta, la piego giù fino a quella soglia in cui quella vocina ti comincia a dire "occhio, non andare oltre...", sei teso e concentrato a cercare la minima comunicazione dell'avantreno che sta per cedere l'asfalto per evitare la catastrofe... ma... qualcosa è diverso... la moto sta li tranquilla, ti segue e aspetta che ti liberi. Voglio capire meglio questa sensazione monolitica che si percepisce dall'avantreno. In un tornante a gomito a bassa velocità spingo un pochino di più, scendo in piega dove normalmente non amo andare. La Niken va giù sul suo binario a disegnare la curva, al punto di corda sento la scarpa che gratta l'asfalto! La moto trasmette il nulla, la calma più totale e assoluta. E' qui che ha iniziato ad abbassarsi la soglia di attenzione.  Ho capito cosa vuol dire avere due ruote davanti, in uscita da questo tornante do tutta manetta a godermi i cambi marcia senza frizione con quel sound che ti prende alla gola... veramente divino.

      

Le soglie di tenuta delle due ruote li sull'anteriore, sono anni luce distanti da qualsiasi esperienza si possa avere. Ho cominciato ad alzare il ritmo senza rendermene conto, a infilare le curve successive con più sicurezza, vado giù in piega come normalmente non faccio, non sono un amante della piega esasperata tanto per chiudere le gomme e vantarmene ma qui viene tutto più facile. Si vola tra le curve a ripetizione, più spingi sull'anteriore per percepirlo, per intuire il suo limite e più trovi altro margine. Un margine infinito. Si arriva a entrare in curva in maniera sbagliata, sbagliata se si fosse su una moto normale. Entri tanto male che il cuore ti arriva in gola e quella vocina urla che stai per morire schiantato nella corsia opposta, ma quella cazzo di moto sta li granitica, monumentale sulle sue ruote davanti tanto da far diventare il posteriore una bandiera in balia della sua tenuta, del suo binario che non molla mai. Credevo fosse difficile trovare qualcosa di più entusiasmante della Ducati Multistrada, invece c'è. Quando sono sceso dal Multistrada mi tremavano le gambe dalla percezione dei rischi corsi su due sole ruote. La Niken a fine giro ti lascia con una tranquillità anomala, eccessiva, ho raschiato le scarpe a terra senza volerlo o cercarlo e scendi dalla moto come fossi stato a passeggio.

A questo punto provo la cosa che più di tutto volevo verificare: la frenata. Frenare su tre ruote penso non abbia rivali con qualsiasi altra moto anche da 20 e più mila euro. Capita la moto, cerco come stuzzicare tutta l'elettronica nelle frenate. Impensabile ripetere con qualsiasi altra moto quello che sono riuscito a fare con la Niken. Ritardo sempre più la staccata, pinzo forte con un solo dito sulla leva davanti, schiaccio forte dietro e l'abs comincia a lavorare. Spazi di arresto fuori dal comune. La moto sempre tranquilla a paciosa anche quando la maltratti che va a stuzzicare il mio stile di guida spesso sporco e di traverso. Arrivano una serie di curve strette, tiro sempre di più la staccata e la sensazione che ho è che la ruota posteriore si sollevi da terra e saltelli, è una sensazione netta e precisa tanto che quando comincio a tirare la staccata anche dentro la curva comincia ad intraversare, il posteriore sbacchetta e intraversa a destra e sinistra. Invece di scoprire il limite delle ruote anteriori, trovo il limite del posteriore che è completamente in balia delle due ruote davanti. Senza rendermi conto alzo ancora il ritmo tanto che ad ogni ingresso curva sento l'abs dell'anteriore lavorare, le gomme fischiano, dietro l'abs fa quel che può ma non riesce a contenere l'assetto... con tutta l'elettronica inserita mi infilo in traversata sui tornanti... 

Ad un certo punto l'omino yamaha si stranisce, si affianca e mi dice di andare più calmo, di abbassare il ritmo, che sto esageranto... e, aggiungo io, per fortuna mi ha avvisato perché mi si era spento completamente il cervello, un diavolo tentatore quella moto. Mi sono spinto molto più di quel che volevo e che mai ho fatto prima con moto che non conosco. Ho trovato solamente il limite del posteriore ma li davanti c'è ancora molto da spingere. Al punto dove sono arrivato la Niken ti fa capire che lei sa andare ancora oltre, la questione è se tu hai abbastanza coraggio da spingere ancora di più, e sopratutto se hai il manico per arrivare a soglie che ad oggi credo siano sconosciute per qualsiasi altra moto.


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